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Sistema Museale Locale

Museo Etno-Antropologico “Nello Cassata”

 

In contrada Manno, al confine con il comune di Merì, da circa un anno e mezzo è stato aperto al pubblico il Museo Etno-Antropologico “Nello Cassata” costituito da un edificio a tre piani costruito appositamente. Sui primi due piani vi sono più di tredicimila “pezzi” della civiltà contadina ed artigiana del territorio divisi e catalogati per materia, mentre il terzo piano è destinato invece a biblioteca-emeroteca che raccoglie in maniera sistematica tutte le pubblicazioni utili alla ricerca sugli usi e i costumi della Sicilia di ieri. Artefice di esso è il dottor Franco Cassata, magistrato. Il primo nucleo della collezione fu raccolto, molto tempo fa, dal padre Nello, avvocato con la passione per la storia e la poesia, a cui il Museo è dedicato. A questo nucleo originario si sono aggiunti tanti altri “pezzi”, spesso donati, altre volte comprati da chi ne era in possesso. Molti di questi reperti sono stati già stati catalogati e vincolati dalla sezione Etno-Antropologica della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina di cui è direttore il dott. Sergio M. Tedesco. L’ordine e la catalogazione sono stati possibili grazie alle geniali intuizioni dell’architetto Tano Pantano e del prof. Vittorio Coppolino. Dal materiale raccolto e dalla sua disposizione si possono cogliere i ritmi della vita della comunità barcellonese di un tempo; una comunità con molteplici attività ed interessi, in cui i mestieri si tramandavano di padre in figlio: costruttori di oggetti di terracotta, fabbri, maniscalchi, ebanisti ed intarsiatori di legno, marmorari, orafi ed argentieri, stuccatori, catafatari, tornitori, e poi, ancora, sarti, costruttori e decoratori di carretti, ecc... Una vasta sezione è dedicata alla cultura contadina, che era quella predominante a Barcellona e in tutta la Sicilia fino a pochi decenni fa: grandi vasche in cui si pestava l’uva,
tutti gli strumenti usuali degli operai addetti all’estrazione dell’alcool dagli agrumi, gli “spiritari”, di cui Barcellona era grande produttrice. Si trovano raccolti: aratri, falci, macine in pietra utilizzate nei “trappiti” per spremere le olive e una grande trebbiatrice degli anni ‘30 di questo secolo. Vengono raccolti, inoltre, in questo Museo, unico nel suo genere nel nostro “hinterland”, e ricostruiti in appositi spazi, gli ambienti
tipici di professioni, come quella del medico e del dentista; di arti e mestieri, come quelle di dolciere, pasticciere o di barbiere. Sono rappresentati tutti i mestieri, alcuni scomparsi da tempo, che costituivano l’ossatura dell’economia del nostro territorio prima dell’affermarsi della civiltà consumistica, raccolti nell’arco di dieci anni grazie all’interessamento di appassionati operatori nel settore delle tradizioni popolari.

© Carmelo Ceraolo