Come afferma Maria Teresa Alleruzzo Di Maggio, in un suo studio sulle masserie dei Peloritani, nell’opera curata da vari Autori e intitolata “La casa rurale nella Sicilia Orientale” (Firenze, Olschki Editore, 1973), nella zona peloritana la masseria, intesa come estrinsecazione dell’ordinamento feudale in una tipica forma di edilizia rurale dai caratteri ben definiti e già noti è quasi assente. (11) Però, grazie agli studi di Epifanio, Gaudioso, Pecora e Spano, per la Sicilia centro-occidentale ed iblea, solo nella sezione più occidentale del versante tirrenico, cioè tra le valli del Mela e del Mazzarrà, si riscontrano forme di insediamento connesse con la struttura feudale del territorio, che potrebbero rientrare nel tipo di masseria polimerica a nucleo individuata dallo Spano. Tale tipo di masseria è costituita da un massiccio corpo edile centrale attorniato da un insieme di edifici complementari e da insediamenti a villaggio per la popolazione agricola. Intorno al secolo XI il Valdemone era già denso di casali; i Normanni costruirono una nuova rete di punti saldi dell’insediamento rurale soprattutto mediante l’istituzione di numerose fondazioni religiose, cui venne affidata l’organizzazione agricola di larghe plaghe. Poco conosciuta, nel territorio barcellonese, in contrada Oreto, è la Masseria Crocifisso che prende nome dall’omonima chiesetta seicentesca attualmente esistente e appartenente alla baronessa Fausta Donato (12) vedova Gaudioso ed alla famiglia Ryolo. La chiesetta conserva al suo interno, ancora intatta la sepoltura della nobile famiglia messinese Patti(13) alla quale in passato tale masseria appartenne. La masseria consta, oltre alla chiesa, di magazzini, di abitazioni per i coloni, di una vasta cantina, di palmento e trappeto, nonchè di un rudere risalente ad epoca più remota (probabilmente appartenente a congregazione religiosa), delimitato il tutto da un vasto cortile e da un ingresso ad arco.

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