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Zona archeologica di Pizzo Lando


Sulle pendici meridionali di Barcellona (a 619 mt. s. l. m.) si trova la zona archeologica di Pizzo Lando, scoperta dall’architetto Pietro Genovese, appassionato cultore di ricerche storiche ed archeologiche, la quale scoperta fu documentata e pubblicata nel 1977 sulla rivista SICILIA ARCHEOLOGICA. Data la sua importante posizione strategica, venne abitato fin dall’età del bronzo recente. I reperti più rappresentativi sono stati ritrovati nel 1974 a Piano Kannafè, costituiti da un ripostiglio di sette tazze carenate ed altri numerosi reperti come: fuseruole, parti e frammenti di vasi e di tazze, risalenti al X sec. a. C. Si son dovuti attendere diciotto lunghi anni per avviare in detta zona una campagna di scavi, curata dalla Sezione Archeologica della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina (di cui è direttore la dott.ssa Giovanna Maria Bacci) e diretti dalla dott.ssa Carmelina Bonanno, iniziata nel settembre del 1995 e protrattasi fino al novembre dello stesso anno, che ha portato alla luce insediamenti risalenti all’età preistorica e classica che fanno pensare che il sito archeologico dovrebbe essere più consistente di quanto in realtà si possa pensare. Sono stati ritrovati resti fìttili dell’Ausonio II (bassa età del bronzo, X sec. a. C.); in altri punti sono stati individuati, in località nordovest di Pizzo Lando resti di abitazioni stratificate di epoca greca (VI-IV e III sec. a. C.), che seguono l’andamento assai scosceso della collina. Ciò fa presupporre che, in questi luoghi, doveva trovarsi un consistente nucleo urbano, stratificatosi in tre successivi periodi e facente parte di una serie di vari abitati fra essi collegati sulle colline antistanti il territorio di Barcellona, in epoca pre-greca e greca. Fra i reperti ritrovati spiccano una fìbula in bronzo dell’VIII secolo con motivi
a spirale, una moneta riferibile all’età classica raffigurante da un lato la testa di Giove e dall’altra un soldato, un suppellettile in bronzo a forma di croce e vario materiale fittile.

© Carmelo Ceraolo

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